sabato 7 gennaio 2012

Penelope - Tessere una tela -

Ci si incammina per raggiungere la meta, si scavalca talvolta, ci si arrampica il più.
Fine di un giorno, l'inizio di una nuova avventura, in la in capo al mondo, o forse decisamente troppo e notevolmente distante.
Discussioni di ultime ore rimaste incollate negli orologi, sempre più altrove o decisamente in basso, sempre di più.
La dipartita è atroce, rude, breve, nociva.
L'arrivo è essenziale, vero, definitivo.
La partenza è in questo frangente, domani saremo altrove.
Il telefono si accende di lucine colorate, squilla, voci remote.
La voce è oscura, indecifrabile sempre.
Il dire è amorevole, essenzialmente osceno, sessualmente primitivo; come l'essere umano.
Le immagini di una donna e della morte si mescolano in una terza: quella di Parigi.
Parigi, città delle sue poesie sprofondata, più ancora sottomarina che sotterranea.
Il vecchio letto abbandonato della Senna, ha lasciato l’impronta nella poesia sua e di Parigi.
L’arte moderna, contemporanea cita continuamente la preistoria, la mia vita andata.
La legge della dialettica e dell’immobilità governa l'esistere, ancora cerco quel punto che presto brillerà.

Nessun commento:

Posta un commento