lunedì 30 gennaio 2012

Un volo

Ore che scorrono,
 tic tac tic tac
sento la gioia che entra nel cuore,
esplode, si espande.
Voglia di sguardi, silenzi, parole sommesse,
ciò che segna il mio tempo,
tic tac tic tac
Immobile mi sto caricando,
sento l'energia che scorre nelle calde vene,
il cuore pulsa, pulsa.
Mi desto e dico che sono pronta,
il viaggio mi attende, le gambe mi saranno fedeli amiche.
Il vento attraversa danzando la mia bianca pelle,
un timido sole si affaccia all'orizzonte,
mi fermo in silenzio ad osservarlo
come se avvesi da poco ripreso a vedere con i miei occhi non più ciechi,
mi accorgo della sua bella forma e descriverne l'ampiezza è cosa ardua,
i suoi contorni, la sua forma, è semplice perfezione.
Invidio, però, un piccolo uccelletto che becca le poche briciole rimaste in terra,
è libero e soave, saltellando a piccoli balzi si sposta tra una briciola e l'altra.
Poi si ferma si gira,  
incuriosito mi guarda con i suoi occhietti quasi invisibili,
piccoli puntini neri,
che somigliano a grandi pianeti pieni di vita.
Sembra mi guardi con compassione,
facendomi così comprendere la sventura della natura umana,
io, nata nel genere più infimo e limitato,
lui, nel grande universo animale,
libero, libero e senza sbarre.
Lui senza radici,
libero di volare,
di seguire il vento,
io con i piedi fissi nella terra,
ben piantati,
imprigionati nella coscienza,
nella ragione,
e sento l'anima mia
sussultare.
Il corpo trattiene l'anima,
rimarrò qui,
immobile,
fissa nella mia gabbia,
mentre lui piccino
spiccherà il volo,
mobile,
per chissà quale destinazione.
Già è il tramonto oramai,
 tutto pian piano si spegne,
 il silenzio cala  assieme al crepuscolo.
Giunge la notte,
seguo la mia direzione,
il silenzio fa riecheggiare i miei passi,
sono in compagnia della mia ombra,
mi segue,
mi tiene il passo.
Seguo i miei fili,
sono mossi dal 'gigante dalla mano invisibile',
mi accorgo della piccola gabbia in cui sono
dove siamo costretti a viaggiare.
Tic tac tic tac
il nostro è un tempo fittizio
tic tac tic tac.

venerdì 27 gennaio 2012

Poetica, sottile e inquieta

Demarco il fondo del tappeto,
lavoro sulla materia colorata,
amo la semplicità
troppe crisi di valori attorno a me
intimamente narratore
disordine psichico
gli anni che hanno accolto l'interesse per l'estetica della libertà
l'opera  concettuale esiste grazie alla delicata e decaduta opera classica
tutto è effimero
pura elegante estetica.

mercoledì 25 gennaio 2012

Cerco il mio sogno

Al sole piaceva giocare
sentendo il cuore tramontare
Poi mi guardavo stupita
Ridevo di colpo, piangevo di colpo.
Ma tutto il mondo quel giorno sembrava giocare,
forse era il mio cuore che stava esagerando.
Di colpo, poi,  pensai a te e di colpo capii che tu, però, non mi stavi pensando.
Il mondo quel giorno era davvero come un bel gioco
e proprio in un secondo arrivò il tramonto,
arricchendo il mio tempo con gesti convincenti.
Il mio tempo, il mio tempo,  divenne sospensione nel cielo;
così caddi dall'alto e mi rialzai sentendomi simile a dinamite!

Altrove

Nei miei sogni ancora esisti, ancora vivi, mi sorridi come quando mi stringevi forte e tenevi la mia mano fredda. Erano le nostre notti, folli, tra sospiri, desideri, chiacchiere e chiacchiere perse chissà dove, chissà su quali pianeti.
Adesso intorno solo silenzio e l'anima brucia nei ricordi che diverrano cenere nel vento.

L'Amore è Cieco

Voltandosi il fanciullo esclamò al vecchio: ' Chi mi insegnerà la strada, se non tu che sei più vecchio di me?'.
Ed il vecchio con flebile sorriso rispose al piccolo: ' Chi sarà pronto ad Amarti, mio caro angelo, ma sino ad allora non aver fretta, non cercare, vedrai che il tuo cammino verrà illuminato e nemmeno t'accorgerai di quanto Amore ti avranno intanto donato'.

mercoledì 18 gennaio 2012

Viaggi Virtuali

La mente si sta aprendo a nuovi orizzonti cercando d'immaginare dove le nostre anime stanno danzando in questo istante. Ma forse questi viaggi virtuali non giungeranno mai alla meta prefissata, così li lascio e li affido alla carta. L'inchiostro intinge questo semplice foglio e mentre le parole ed i pensieri scorrono veloci e lasciano orme ho come l'impressione di rivivere un'altra vita, una sensazione passata.
Ogni attimo è senza fine.

Pensiero Notturno

Quanto diventa magnifico anche il più piccolo piacere!
Sogno, mi sveglio, ma forse sogno ancora
mi desto e stenderò un velo pietoso
sulle menti nell'oblio delle paure.

Tutto è fisso e il Tutto che cambia

domenica 15 gennaio 2012

L'amore ha diversi colori


Capitolo I - IL NERO -

Fuori è freddo. Lui col cappotto, ben vestito, apre lo sportello dell'auto. Alto moro, profumato. Sguardo profondo, intrigante portamento. Dall'auto esce una donna, con il cappotto, anche lei, di un bianco che si sposa bene con il nero del suo compagno.
Lui è di fianco, lei sorride. Scende, sui suoi tacchi a spillo. Con grazia le gambe dalla pelle delicata si sollevano. Si sfiorano, si baciano. Le labbra del ragazzo si colorano del rosso di un rossetto che da labbra impregnate di passione, sembrano sussurrare la parola amore.
 Fuori è freddo. L'uomo si sfrega le mani, si copre con la sciarpa in cashmire e abbraccia la sua donna. Davanti alla porta del ristorante lussuoso, lei si ferma. Poggia il capo sulla sua spalla, lui l'accarezza, le sfiora le labbra con le sue.
Un tale molto elegante, apre loro la porta. Fa strada alla coppia. La porta si chiude e fra bicchieri di cristallo e posate in argento, si ritrovano fra candele e la banda che suona canzoni d'amore.
il cameriere guida la coppia al loro tavolo prenotato, vicino il camino, tra il luccichio della fiamma che scoppieta nel cristallo dei bicchieri. L'uomo scosta la sedia, fa sedere la sua donna. Poi prende posto davanti a lei, con un sorriso tra le mani conserte e lo sguardo profondo sui suoi occhi. Un complimento, lei arrossisce, s'imbarazza, l'uomo le accarezza la mano, le versa dell'acqua.

C'è il ticchettio dei passi che si avvicinano. Le scarpe eleganti sul pavimento che bussano il tempo di un passo perfetto. L'uomo in frack è lì, apre il vino, che con un "pop" già far venir desiderio di essere bevuto. Assaggia, sul suo cucchiaino. Ne versa un poco nel bicchiere che fa glu glu.
L'uomo gira il bicchiere, ci sa fare, si bagna le labbra col rosso porpora di quel vino che parrebbe sangue di un uomo regale. Accentua un si con il capo, il cameriere versa del vino alla coppia, si allontana lasciando la bottiglia. Tin tin, i due bicchieri tintennano, mentre dopo un brindisi il rosso vino viene assaggiato.
Il tempo scorre, i piatti dal profumo e il buon sapore, fanno sentire desiderio di far l'amore. Il posto, la musica, la serenità nell'aria. E gli sguardi, la curiosità, l'ingenuità fanno sentire il fascino dell'amore nel petto di quella donna, davanti allo sguardo fiero del suo uomo.
Giochi di seduzione, mentre il cucchiaio con il gelato scivola sulla lingua e labbra rosee ne puliscono la superficie. La lingua sfiora la bocca, con grazia, seduce con gli occhi un uomo duro, infragilito dal desiderio del sesso. Lui si pulisce le labbra con il tovagliolo che metterà sulle gambe, berrà un goccio di vino, sorriderà a ogni sua provocazione... le dirà che per lui è una persona importante.

IL BIANCO   

La porta si apre. Nell'appartamento entra un uomo con la sua giacca e la cravatta. Ha la 24 ore che posa in terra. Una donna lo attende con il sorriso davanti la porta della cucina. E' sporca di farina, ha cucinato. L'uomo la ignora, ha il telefonino in mano. Si avvicina e le dà un bacio. Con il dito le fa cenno di aspettare, mentre il suo telefono suona e a bassa voce inizia a parlare.-
La donna ritorna in cucina. Prepara la cena. Tende l'orecchio per ascoltare, è distratta, il coltello le taglia un dito. Subito corre verso il bagno. Prende una benda e con acqua ossigenata disinfetta. Un cerotto e ritorna in soggiorno. L'uomo è davanti la finestra. Parla ancora, è in imbarazzo. Lei lo fissa. Lui si sente osservato e si volta. La donna è triste. Ritorna in cucina.
...
Le parole a volte non servono, gli occhi parlano di più
alcuni tradiscono quella maschera che s'indossa
e mentre un uomo è al telefono non si accorge che la sua donna soffre
lei è lì, immobile, aspetta una parola
ma sa che qualsiasi cosa non le andrebbe bene, perchè ormai è finita quella passione, quella fiducia
La donna prova a cucinare. Finge di ignorare, ma i pensieri girano per la mente, presa dal desiderio di scoprire cosa vuol dire il distacco dell'uomo che crede ancora di amare. Un piatto le cade, si rompe. L'uomo si volta, la guarda, un pò intimorito. Sta salutando. Chiude la telefonata, le domanda cosa c'è che non va, la donna si siede e con la mano sulla fronte cerca di trattenere le lacrime.

Lui le passa una mano sul capo. Lei è immobile, non parla, non lo guarda. Lui si allontana. Non prova neanche a raccogliere il piatto rotto, perchè il telefono gli squilla ancora. Cambia tono di voce, ora è più disinvolto, si nota che al telefono ora c'è un collega di lavoro e può parlare, mentre la donna smette di cucinare.
L'uomo riappende il telefono, dice che ha fame, la donna vorrebbe parlare, ma lui è stanco vuol rimandare
Lei lo ferma, mentre lui si va a spogliare. Si volta, la donna prova a richiamarlo, ma lui non sa ascoltare. Inizia la lite tra parole confuse, domande senza risposta, mentre l'uomo si sta togliendo la cravatta. Il telefono suona. Sul display un nome di donna. Lei lo prende, corre in cucina. Lui la insegue iniziano a lottare. Lei vuole sapere, lui vuole nasconderle la verità. Le urla, le stringe il polso, le fa male. Riesce a sfilarle il telefono e quando lei le chiederà chi è "Carlotta" al suo rispondere "nessuno" un piatto scoppierà in terra.
Il coccio scivola dappertutto. Sotto il tavolo e fra i piedi dell'uomo che le dice di non fare la pazza, che forse dovrebbe stare calma. Lei s'intimorisce, si sente in colpa, ma per metà perchè dal canto suo sa di aver ragione e per rabbia, per vergogna, altri piatti getta sul pavimento, urlando e piangendo. L'uomo si avvicina, lei lo scanza, lo graffia. L'uomo la guarda è distaccato, ma la compatisce, ma non la capisce. 

Capitolo II - IL ROSSO -

Il freddo, rigido in inverno, bussava alla finestra, mentre il tepore della casa sembrava farsi beffe del gelo. Gocce di pioggia scivolavano lungo il vetro appannato e tra i riflessi della città illuminata, si alternavano le immagini della televisione, di un film in bianco e nero, e una ragazza distesa sul divano.
Aveva una coperta di lana sulle gambe. Una di quelle coperte anni '60, forse un vecchio ricordo della nonna. Un ricordo che la scaldava.
l giovane ragazzo le si avvicinò, posando le sue mani sul suo collo. Le chiese come stesse. Le domandò se c'era desiderio di uscire. Ormai erano anni, che la giovane donna non lo faceva. Spendeva il suo tempo davanti a film in cassetta, per lo più film in bianco e nero, mentre il tempo scorreva, lei sembrava restare immobile, come fotografata, in quei lontani anni '60.
Quella volta sorrise. Tolse la coperta dalle gambe spoglie. Una vestaglia da notte le copriva fino alle ginocchia.
Si levò dal divano e corse in bagno. Sorrideva, mentre nello schermo, in bianco e nero, un uomo si apprestava a comperare il biglietto dello spettacolo "La vie en rose" al botteghino del cinema.
Il riflesso dello schermo, apparve lieve sul vetro lacrimante gocce di pioggia, in quella sera d'inverno. L'uomo, si fermò a guardare la scena di lui, immobile davanti alla bigliettaia. Lei arrossì . Lui le prese la mano. Le sussurrò qualcosa, forse ti amo.
I due sembravano conoscersi, forse incontratisi chissà dove, e persi poi per chissà quale ragione.
La ragazza uscì dal bagno, bella nel suo vestito rosa, indossò un cappotto rosso e un foulard porpora. Lui, immobile, restò a guardare, mentre le immagini in bianco e nero scivolavano ancora sullo schermo e i due si baciavano pieni di passione.
Lei spense la televisione, mentre lui ripresosi dal sogno, si vestì del suo cappotto di cammello, e uscirono di casa.
Sotto il palazzo, spento nel suo cemento, adornato da poche luci accese a macchie negli appartamenti, una limousine attendeva con il motore acceso.
l portone antico, col suo legno pregiato, si aprì. Miriadi di flash e luci iniziarono a scattare, mentre acciecati i due, si avvicinarono all'auto.
Un uomo ben addestrato, aprì lo sportello della lunga macchina, e tra fotografi e scatti e flash, i due nella nera vettura, si nascosero.
L'auto partì. L'uomo nominò uno dei ristoranti più chic della città.
Le luci dei lampioni, si alternavano sul viso della ragazza. In quel sorriso che si rifletteva nello scuro vetro, di una nera limousine, si notavano gli occhi brillare, mentre rigido nel portamento, composto, l'uomo, eretto continuava a parlare.
La ragazza, ad un tratto, gridò all'autista di fermarsi. LA VIA EN ROSE LA VIA EN ROSE!!, indicò un cinema dalle luci scadenti e del tutto fatiscente.
L'autista subito si fermò. L'uomo ordinò alla ragazza di non scendere dall'auto, ma quando questa aprì lo sportello e scivolò in strada, l'uomo tacque.
Capì che non era il denaro. Capì che non era il potere. Capì che non era esser qualcuno nella vita, e nè obbligare una donna a restargli al fianco, la spiegazione della parola amore.
La ragazza, con i piedi in una pozzanghera, fradicia sotto la pioggia, si avvicinò all'entrata del piccolo cinema della periferia.
Entrò e scomparve dietro una porta cigolante.
L'uomo, uscì dall'auto. Provò a rincorrerla, per fermarla.
Quando entrò, vide la ragazza guardare il giovane ragazzo alla biglietteria.
Sembrò di vedere nei suoi occhi lo sguardo di chi stupito incontra l'uomo amato da molto tempo.
Dunque l’uomo si volta, mentre la porta vetrata del cinema si è richiusa. Nel riflesso del vetro, uno a destra e l'altra a sinistra, e con la sua immagine nel mezzo, vede lo sguardo di due giovani amanti ... nel mentre un petalo di rosa rossa, da un vaso, fluttua fino a toccare terra.




Fine.




Ancora ci sono gli angeli

Fino allo spuntar del giorno
ogni angelo stia qui intorno
e tutto sia costante.
SU ANDATE!
e all'alba da me tornate.
Solo pochi angeli e poche anime
riescono a udire la voce del Silenzio!

Chiusa

Chiusa è la porta della mia casa, nessuno potrà sentire la mia voce, nessuno potrà udire le urla del mio dolore, la rabbia, l'angoscia suprema, nessuno riuscirà più a farmi del male.
Mi hanno ucciso stanotte, pagheranno.
Buio dentro me, adesso, ma la resurrezione è prossima.
Vago come fossi preda di allucinazioni, dolci sogni o atroci incubi entrano ed escono dalla mente malata di dolore.
Confusa e stordita mi muovo a stento, priva di sostegno alcuno, offendo la Vita, ribellandomi, a questa macabra e segnata esistenza.
Il genere umano, talvolta disprezzo, carogne umane siamo e sono.
Non ne voglio far parte, ma mi dispero poichè questa è la mia funesta esistenza, la ragione mi opprime, deturpa l'istinto, lo rende schiavo a volte e il bello è ucciso.
L'impulso, l'origine, tutto senza veli, senza vergogna alcuna, libera di sentirmi accanto agli animali, lontano dalla falsità umana, non più burattino nel tetro teatrino umano.
Noi siamo l'incarnazione dell'aberrazione e degli errori della Natura; siamo gli ultimi, le larve che strisciano in un mare di melma, e nient'altro che piccoli uomini con megalomani ambizioni.
Quando nacqui 'uomo' copresi da subito la limitatezza che decorava la mia nuova vita, una bella e nuova cornice attorno ad una tela appena creata.
Che inutilità questa bella cornice!
Ho capito da subito quanto poco avrei potuto, vedere, toccare, sentire, in un mondo disseminato di morte.
Da subito ci educano a dimenticare la naturalezza, la bellezza della Vera Vita, per costruirci Palazzoni Enormi pieni di Vuoto, di Disgrazia e Disperazione.
Mi ribello, mi ribello, non voglio camminare con un masso che tiene china la mia testa, voglio imaparare a volare, imparare a non guardare questo scempio, adesso più che mai amo la Vera Vita.
Adesso sono un fiore che si china al sole, sono arcobaleno che risplende nel cielo e segna il confine tra la tempesta e l'aria serena, sono tramonto che riposa gli occhi nell'eterno fuoco dell'Amore.

Non nascondere il buono che non c'è

Una sensazione profonda, lieve e quieta
Una luce calda mi trattiene
Odore di Vita, odere di vissuto
Adesso son qui colma d'amore e cerco di non andare giù, nell'inferno
Sottile come un filo trasparente, e questa immensa luce mi attraversa e mi trattiene
Calore nel mio corpo, piena di fuoco e folle di luce
Sola qui seduta accarezzando l'Anima
Dolce voce sussurrami ancora le gioie della Vita, la tua, la vostra.

lunedì 9 gennaio 2012

L'ignoto

Sono a piedi nudi sulla sabbia, ascolto, ascolto il silenzio.
C'è buio attorno a me e sembra voglia divorarmi l'anima ribelle.
Uno sguardo al mare, e scorgo laggiù l'infinito, lo spazio e il tempo che sembrano unirsi in un attimo;
i miei occhi non riescono a tracciarne  i limiti il tutto è indefinito, surreale.
Ho in mano una pistola, uno sguardo alla mano e uno alla pistola, poi guardo attentamente la sabbia, dunque i miei piedi nudi, poi mi perdo nel blu scuro del mare e qui nell'acqua si riflette la mia immagine, ma poi diventa sempre più fioca, passa, sembra correre e va via, nel silenzio di un'onda si perde e sparisce.
Ma mi sento viva, e ho una sensazione strana, sono un estranea in questo posto, vorrei voltarmi, qualcosa che è dietro di me sento mi attira, mi chiama.
Sembra una luce fortissima, intensa, la intravedo alle mie spalle poichè riflette la mia ombra così forte che riesco a carpirne l'intensità.
Vorrei, vorrei voltarmi, vorrei voltarmi per scappar via, oppure girarmi e sparare giusto nel mezzo, sì certo nel mezzo di questa luce abbagliante, in un attimo ritroverei il mio buio.
Ma il cielo rapisce il mio sguardo adesso, poi guardo di nuovo il mare, poi la mia ombra, la pistola rinchiusa nella mano e sento che qualsiasi cosa dovessi scegliere, avrebbe lo stesso valore.
Il nulla, o comunque nulla che potesse salvarmi.
Ho solo una certezza nè io nè il mondo che mi circonda esistiamo davvero.
Il pensiero adesso cammina più veloce, più in fretta, tutto è fisso nel tempo ma un solo mio capello basterebbe ad agitare il mare, adesso.
Ogni più piccola molecola sta raccontando una legge perfetta, e io mi siedo e ascolo i loro racconti attraverso le onde che s'infrangono sulla roccia.
Niente e nessuno potrà comprare un piacere simile a questo, giaccio nell'infinito, giaccio in pace al chiaro di luna.
La mente libera, libera di percorrere orbite spaziali, correre e fermarsi di colpo, dimenticando, gioendo, credendo nell'infinito.
Osservando con l' orecchio la montagna, ascoltando con occhi aperti il mare.
Stanotte penserò al labirinto della vita, oltre il tempo, lo spazio, la mia di vita.
Disprezzo la società, lo stato, libero è l'universo intero.
Nego cause ed effetti, nego il cielo, tutto, quell'alba, mezzodì, crepuscolo che sia e anche la mia vita.
Nè io, nèè alcuno potrà trasmetterla ad altri.
Poichè ignoto è colui che conosce la parola fine.

sabato 7 gennaio 2012

Dio degli amanti

Poichè,
io,
so già,
che morirò 
così, 
ancora una volta, 
qui, 
sul tuo petto!

Storie di Sognatori

All'approssimarsi della primavera, la viaggiatrice attraversò con le sue scarpette rosse i mercati generali di una grande città. Guardò con forte stupore i rumori della vita, poi si confuse tra la moltitudine di gente che affollava quei luoghi così bizzarri e dispersivi.

Il suo passo talvolta veloce e ritmato finì in ricordi strambi e rallentati dalla memoria, Ella recava con sé la sua borsetta, canticchiando una vecchia canzone, dov'era nascosto il suo sogno???
Quel flacone di sali respirati forse solo dalla madrina di Dio: " Sto nel cerchio, nella città morta, con ai piedi le scarpette, le mie scarpette rosse, passate da mia madre come un bene di famiglia ... ".

D'improvviso la malinconia le volse lo sguardo e presa da tristezza guardò al cielo mentre tutt'intorno si dispiegavano delle grandi spirali vegetali ed i torpori si disperdevano sottoforma di vacuo vapore!

La rividi in un caffè, ma non bene, appena di striscio, poichè i fumi delle sigarette s'intreccivano e offuscavano il tutto, creando un'atmosfera intima e nebbiosa; dove talvolta vi avevo intravisto tutti i pro e i contro della mia esistenza.

Dove s'era imbattuta la sua figura?

Forse in qualcosa a lei sconosciuto, o forse ero proprio io lo sconosciuto? O più semplicemente mi ero imbattuto nella pericolosa curva bianca, reticolata su fondo nero che comunemente chiamiamo Pensiero?Proprio questo che spesse volte m'adombra!!!

Il ballo degli innocenti era nel pieno della festa, ed i lampioni prendevano luce lentamente, mentre il cielo si spegneva, così oramai stanca s'inginocchiò sul ponte del Cuore, dove anche i suoni venivano avvertiti fiochi e in lontananza, ma dove forse solo le promesse ed i buoni propositi della sera erano alfine mantenuti.

Al risveglio i suoi occhi posarono lo sguardo sugli uccelli viaggiatori, che si univano in effusioni di soccorso, e provò di nuovo quella sensazione strana di malinconia, come se la similitudine di quei piccoli esseri con la sua stessa vita fosse divenuto un tutt'uno di strano.

Intanto di lontano intravide una piccola casa, simile ad una cascina in miniatura, e tutto le sembrò magico le finestre le sembrarono riflettere la via lattea, era così bella pensò, ma solo perché le sembrava una casa priva di alcuna presenza umana, vuota, come sentiva la sua anima.

In punta di piedi, come era suo solito del resto, si fermò dinnanzi a strane apparizioni di buffi e strambi personaggi, ma non riuscendone a percepire bene le forme ed i contorni, poiché le sembrarono essere evanescenti, le sembrarono essere simili a fantasmi; stava forse sognando si domandò?O forse fu solo la troppa stanchezza che le tirava degli starni scherzi?

Poi pensò a quello che il genere umano normalmente chiama sentimenti e cercò di carpirne la sostanza.

Non li conosceva o forse tendeva soltanto ad interiorizzarli. E cercò di capirne il motivo!

Forse troppe volte si era sentita come lo zimbello di tante strane forze a lei nemiche ed estranee, ciò le aveva aperto negli anni una specie di grande voragine, avvertendo quasi essere simile ad un grillo appeso ad una bottiglia colma di cenere ed con l'impossibilità a saltellare libero e leggero; fu in quell'attimo che le sembrò avvertire ancora quella strana sensazione, quella solita forse emozione malinconica?

Ma Ella che nemmeno sapeva cosa fosse un'emozione??

Eppure in quel frangente dai suoi occhi scese una lacrima!

Fu allora che presi coraggio, confondendomi tra la folla di quei fantasmi cercai la direzione esattamente opposta alla sua, sulla sua stessa traiettoria, poiché volevo incrociare quello sguardo, era tutto ciò che avevo sempre cercato, ero sicuro che non mi sarei sentito un estraneo e lei avrebbe capito, ne ero sicuro, ne ero sicuro!!

Fu così che, giuntole accanto, le gettai un'occhiata intensa piena di quelle emozioni che anche io avevo sempre trattenuto, poi le sorrisi e lei tra incredulità e stupore spalancò quei suoi grandi occhi e dopo un istante di esitazione mi sussurrò: " Esisto! ".

La morte del poeta - L'urlo -

"L'ottusità, è la descrizione di occhi che hanno perduto la capacità di guardare, li chiamerò così gli occhi senza sguardo; c'è chi vede senza sentire e chi ascolta senza vedere!"
Così pensò il poeta.

"Il problema è della grande città, i rapporti reciproci fra gli uomini nelle grandi città si distinguono per una forte prevalenza dell'attività della vista rispetto a quella dell'udito".

Il poeta era il suo unico riflesso, non aveva che la sua immagine assoluta che si rifletteva in una moltitudine di figure anonime.

La causa principale pensò fosse essere dovuta al fatto dell'esistenza dei pubblici veicoli; prima di allora la gente non si era mai trovata in condizione di dover stare per minuti ed anche ore intere a guardarsi senza dire una parola.

Rimase così, perso nel suo limbo di pensieri per ore a fissare lo specchio nella sua casa dall'aspetto decadente e dal gusto prettamente nichilista, del resto rispecchiava il suo forte e contrastato ego.

Sarebbe tornato volentieri alla disposizione verticale delle immagini, avendone così una visione totalmente reale e dove la magia enorme e brutale gli avrebbe imposto non più inutili illusioni.

Preferiva contemplarsi allo specchio, riflettersi in quell'oceano di silenzio che gli si apriva, esser dinnanzi a moltitudini vorticose colme di profondità senza fondo, infinite ed enigmatiche.

Solitamente era in questi posti che riusciva a ritrovarsi, lì dove venivano espressi artisticamente e in tragica concentrazione i suoi sogni più cari.

Rimase incollato dinnanzi a quell'immagine fissa sentendosi come l'imperatore delle mosche, il calcolo del tempo dato dalla goccia del rubinetto traboccante scivolava tra le pareti asettiche della stanza e quella uniformità si sovrappose alla durata dello spezzato dei suoi pensieri lasciando solo frammenti diseguali e privilegiati.

I suoni della vita esterna legati ad un tempo a lui estraneo lo fecero sentire come un uomo che rimane estromesso dal calendario, cui ogni esperienza viene a sottrarsi, somigliante quasi a quelle povere anime che si agitano molto, ma non hanno una storia.

Il poeta abbandonato nei vuoti atemporali sperimentò una beatitudine di liberazione dai suoi terrori.

"Qualcosa è entrato nella mia testa - pensò - qualcosa di cui non posso dare affatto l'idea, sia pur vaga e confusa ad intelletto umano; qualcosa simile ad una vibrazione del regolatore mentale.
Il ciclo delle costellazioni è stato regolato in perfetta armonia con questo movimento riesco a misurare le irregolarità dello scorrere del tempo scandito da questa goccia, ho il suo gocciolio nelle mie orecchie; ma anche le minime deviazioni del ritmo preciso non mi turbano, esattamente come non mi ferisce fra gli uomini la violazione della verità astratta."

Così pensando il volto non mutò d'espressione alcuna, la staticità rimase totalmente immutata dalle circostanze contingenti.

" Ho donato ciò che la vita mi aveva donato, ho vissuto al solo rumore delle fiamme crepitanti del mio ego, come un morto, ora respiro i profumi dei calori passati".

Tutt'intorno grigiore, il mondo esterno a puntini, i ricordi si posarono sul fiume nero dove piangevano tre ragazze dall'aspetto fatato, tutto contrapposto ai rompicapi sociali, donne del colore delle mandorle lo riportarono ai giochi semplici dei giorni adolescenziali che si congiungevano alla precarietà presente della sua figura.

"Le sbarre sono dentro la gabbia, e la gabbia è il mio stesso corpo, ed io non sono che un semplice umano non un uccello che da molto in alto arriva dinnanzi a queste sbarre per cantare la sua libertà. Quel giorno quelle strane creature mi hanno fatto attraversare i passaggi sotterranei dove confluiscono tutte le essenze, ma divennero talmente luminose che non potei più vederle, avevo già l'età che mi porto addosso, ma ora vivo come un guardiano notturno e solitario vegliando su di me e sul mio pensiero in una fabbrica deserta ed enorme, la mia faccia adesso è di gesso ha perso ogni espressione. Già, ora viaggio sulla nave dove nulla accade e mi sento immune a tutti i climi, il mio vascello approda su una terra dove il tempo è simboleggiato da una bandiera nera e non v'è alcuna storia infantile!".

Così dicendo sedette dinnanzi allo 'Specchio dell'Anima', mentre tutt'intorno l'aria s'era appesantita da nubi di fumi provenienti da sigarette accese e lasciate in balia di se stesse, i rumori della vita non toccarono l'animo concentrato sulle riflessioni traboccanti d'infinito ed abbandono.

Le figure che si stagliarono attorno alla sua figura erano evanescenti, nulla d'esistente se non la sua unica figura, lì per ore incollata all'unica icona di riferimento.

La stanza colma di rumori, ronzii, ora colma di spiragli di vita in cui facevano talvolta capolino apparizioni improvvise, frangenti di anime mangiate e vomitate velocemente da solitudini preesistenti, che alla presenza del 'solo' non ebbero alcuna funzione specifica, nulla di reale; solo un unico magma, un'unica macchia la figura preesistente nel vuoto di se stesso, aliena e sospesa da elementi nocivi ed insidiosi.

La goccia continuava a scandire il tempo che sembrava consumarsi velocemente, i rumori della strada riportarono i pensieri alla sua essenza circoscritta a luoghi pregni di ripugnanza, angoscia proprio come la finestra sull'angolo che lo spingeva in lontananze a lui remote.

"Le mie uniche compagnie ecco: i militari, le bande carnevalesche! Quelli sì che mi si accordano nei loro modelli così esemplari! Forse solo in parte, poiché l'uomo 'civilizzato' quale dovrei sentirmi ricade troppo spesso allo stato selvaggio in uno stato d'isolamento: ecco quel che sono; solo un fiammifero che è sostituito da un unico semplice gesto, un semplice choc!
Ma io sono troppo complesso per sottomettermi, l'uomo isola 'l'uomo'. Che gran paradosso!".

Lo specchio in cui piacevolmente si perdeva lo riportò alle esperienze tattili che si adagiavano mollemente congiungendosi alle esperienze ottiche, ripensò a ciò che non era solo un riflesso, la folla, l'uniformità nel vestire e nei comportamenti, le uniformità delle azioni quotidiane gettate in angoli di vita e colte solo da fotografi ciechi.

"Già!" - pensò -"L'uniformità d'espressione!".

I sorrisi danno da pensare, ad esempio, quando qualcuno ti da un colpo casualmente in strada poi ti saluta con un cenno come fosse qualcosa di simile ad un automa.
Ma io invece la carta me la prendo e non ve la faccio vedere! Il poeta non vuol giocare, il vostro è un gioco d'azzardo del quale non voglio esser complice!".

Così dicendo si voltò verso la parete scarna nel vuoto dei vetri carichi dei suoi silenzi e l'ombra disegnata sul fondo cercava il riflesso dell'anima.

La notte era giunta accompagnata da sospiri d'ambra e sogni perduti, la sua memoria si stava oscurando lentamente consapevole che il tempo era oramai trascorso, i desideri erano perduti chissà in quale angolo di quella casa, il poeta rimase in piedi nel castello offuscato dai pensieri simili ad una affilatissima lama; alla presa di coscienza della sua infinita piccolezza e dei suoi limiti di uniformità ebbe un tremore.

La leggenda nera era terminata lì in quell'angolo di nichilismo dove un uomo ora riusciva a piangere da solo, riusciva a piangere di se stesso … la sua anima s'era destata dal lungo sonno.
Dietro di sé solo un urlo.

Sentieri Solitari

Calpestati i sentieri solitari, si arriva in compagnia, si diparte in solitudine.
Il sole mi ha fissato negli occhi, mi parla, mi accarezza, mi cinge la vita.
Ritorno a cantare, forse dovrei ululare o forse meglio ancora tacere,mia bella civetta.
Domani sarà tardi per riappropriarsi dei propri passi, la scia del mare deposita detriti alla deriva, come te pian piano dritto all’oblio.

Penelope - Tessere una tela -

Ci si incammina per raggiungere la meta, si scavalca talvolta, ci si arrampica il più.
Fine di un giorno, l'inizio di una nuova avventura, in la in capo al mondo, o forse decisamente troppo e notevolmente distante.
Discussioni di ultime ore rimaste incollate negli orologi, sempre più altrove o decisamente in basso, sempre di più.
La dipartita è atroce, rude, breve, nociva.
L'arrivo è essenziale, vero, definitivo.
La partenza è in questo frangente, domani saremo altrove.
Il telefono si accende di lucine colorate, squilla, voci remote.
La voce è oscura, indecifrabile sempre.
Il dire è amorevole, essenzialmente osceno, sessualmente primitivo; come l'essere umano.
Le immagini di una donna e della morte si mescolano in una terza: quella di Parigi.
Parigi, città delle sue poesie sprofondata, più ancora sottomarina che sotterranea.
Il vecchio letto abbandonato della Senna, ha lasciato l’impronta nella poesia sua e di Parigi.
L’arte moderna, contemporanea cita continuamente la preistoria, la mia vita andata.
La legge della dialettica e dell’immobilità governa l'esistere, ancora cerco quel punto che presto brillerà.

Ti ho saputo trovare prima di me

Ti ho visto camminare
Sul filo d’oro dei miei pensieri
Nella fantasia dei sogni miei
Bello e Lucente come l’aurora al mattino

Ed io ti aspetto
Te,  che non conosco
Ma che sento dentro al petto
Vibrare intensa passione pensando a te

Sei bello nei sogni miei
Sei là che mi sorridi e mi guardi
Mentre scrivo illusioni e penso al profumo che avrà la tua pelle
Al giorno in cui c’incontreremo

Sarà come volare
Salire sul treno che binari non ha
Con il sorriso nel cuore
Guardare con la mente che occhi non ha

Andremo in cima ad un grattacielo
Urleremo forte guardando la città
Incantata da luci mentre tutto tace
Danzeremo nel Buio abbandonando i nostri Corpi … io e te

Scrivo sogno e parlo di te
Che ancora non ci sei nella mia vita
Con questo destino che presto ci farà incontrare
Io già ti Amo nel cuore
Anche se ancora non ti conosco
T’ho saputo trovare
Prima di me

Tu porti il nome delle stelle

Dolce profumo d'oriente, ti perdi nel fresco vento primaverile, non riesco a ricordarti, a descriverti, non trovo le parole, finite chissà dove!
Dove ci porterà tutto questo?
Vorrei che fosse per sempre, ma poi alla fine, per sempre cos'è veramente?
Il nulla! L'infinito, l'indispensabile.
Chissà se riconoscerò ancora i tuoi occhi, i tuoi sorrisi!
Li cercherò, comunque, e ovunque sarò!